Mariano Rossi

Affreschi nella Villa Borghese a Roma, nella Reggia di Caserta, nella cattedrale di Palermo, negli appartamenti reali di Torino. Sono solo quattro delle tante opere sparse per l’Italia e per il mondo dell’artista saccense Mariano Rossi, considerato uno dei più importanti pittori italiani della seconda metà del Settecento quando l’arte italiana si aprì al neoclassicismo sorto in opposizione al barocco.

Nato a Sciacca l’8 dicembre del 1731 da un’umile famiglia, figlio del bottaio Francesco Russo e della popolana Margherita Cotone, venne battezzato come Mario Antonio. In seguito italianizzò la forma latina del suo cognome da Russo in Rossi facendosi chiamare Mariano.

I primi rudimenti del disegno gli furono impartiti nella città natale dal maestro Gaspare Testone che lo volle nella propria bottega impressionato dal suo precoce talento.

Mariano si trasferì, giovanissimo, a Palermo per studiare con Filippo Randazzo grazie al generoso sostegno economico di alcune nobili famiglie di Sciacca su interessamento del maestro Testone. Poi andò a Napoli studiando con il maestro Francesco Solimena dal quale – nota lo storico e biografo del Rossi Alberto Scatrurro – “apprese la freschezza del colorito, la vivacità degli scorci, gli effetti del chiaroscuro e quella festosità fantasiosa delle invenzioni che è la caratteristica delle sue pitture”.

Nel 1752 lo ritroviamo a Roma sotto la guida di Marco Benefial che ebbe un influsso straordinario nella formazione di Mariano Rossi. Circa quattro anni dopo il suo arrivo nella capitale, ecco il primo successo. Rossi si piazza secondo in un concorso di disegno bandito dalla prestigiosa Accademia di San Luca, alla quale appartennero i più illustri artisti italiani e stranieri). Un segno, uno stimolo, a proseguire nella sua attività pittorica.

Presto si fece un nome. Il 5 ottobre 1766 venne eletto accademico di merito o maestro all’Accademia di San Luca (a cui si aggiungerà la carica di Censore nel 1796) e le sue opere vennero richieste sempre di più in Italia e oltre, da istituzioni e da privati.

Venne chiamato ad affrescare il soffitto del salone di ingresso della palazzina di Villa Borghese a Roma; da re Ferdinando IV di Napoli la volta di uno dei saloni della Reggia di Caserta; da Carlo Emanuele III di Savoia re di Sardegna per dipingere due quadri per l’appartamento delle principesse e la volta di una camera nella residenza reale estiva.

Ormai anziano, affaticato, cieco d’un occhio, decorò la cattedrale di Palermo (dove insegnò pure all’Accademia del disegno e del nudo. Su commissione del principe russo Jusupov dipinse un quadro su l’ars amandi e rifiutò, si dice, l’invito dell’imperatore della Russia ad andare a Pietroburgo.

A Sciacca eseguì opere all’interno della chiesa delle Giummare, della chiesa del Purgatorio, della chiesa di San Francesco Di Paola. Un olio su tela rappresentante la Sacra Famiglia proveniente dalla chiesa di Santa Lucia (non più esistente) è esposta dentro la Galleria Fazello.

Morì a Roma il 24 ottobre 1807, all’età di 76 anni, e venne sepolto nella chiesa di Santa Susanna.

Mariano Rossi, dice di lui Alberto Scaturro, appartiene a quella gloriosa schiera di settecentisti siciliani abili compositori di affreschi decorativi, pregevoli per la sapiente distribuzione e l’equilibrio delle masse di figure decoranti cupole e volte: “Il senso della giusta misura nella rappresentazione delle figure e del paesaggio unito alla ricchezza delle immagini, alla vivacità del colorito ed al fasto immaginoso e suggestivo della composizione, fecero del nostro Rossi uno dei più illustri rappresentanti di quel magnifico periodo della storia della pittura italiana che fu la seconda metà del secolo XVIII”.

Nel 1931, la municipalità celebrò il centenario della nascita ponendo una lapide sul muro della casa natale, all’inizio di Corso Vittorio Emanuele, nel Palazzo della Zecca, civico 6. Il testo venne dettato da Alberto Scaturro: “Mariano Rossi in questa casa nacque alla luce di ninfe di eroi di santi. Dipinse ville, regge, cattedrali. Ebbe in Roma gloria e morte. Ovunque la fama”.

A lui la città ha dedicato nel tempo una piazza, un teatro (poi andato distrutto) e una scuola.

C’è anche un omaggio di sette grandi artisti saccensi, pittori e scultori, con una esposizione di loro opere (Per sensi umani) ispirate al maestro Rossi tra il 2006 e il 2007, a duecento anni dalla scomparsa, all’interno del complesso monumentale Santa Margherita su iniziativa del Rotary club e a cura del critico d’arte Aldo Gerbino.

 

Raimondo Moncada

 

FONTI

I libri e gli articoli sulla rivista “Kronion” di Alberto Scaturro; cataloghi e altro materiali.

Ultimo aggiornamento

6 Marzo 2026, 12:09

 
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