Guglielmo Canino e l’Opera dei Pupi

Il teatro dell’Opera dei Pupi, riconosciuto nel 2001 dall’Unesco patrimonio orale e immateriale dell’umanità, ha dato spettacolo anche a Sciacca. E con un rappresentante di una storica famiglia siciliana di pupari, quella dei Canino.

L’Opera dei Pupi arriva in città con Guglielmo Canino.

Proveniente da Alcamo, sceglie Sciacca per il suo futuro e per continuare la tradizione di famiglia.

Il suo primo teatro lo apre alla Marina, in via Caricatore, nel 1933. Decide di fermarsi in città dopo aver seguito fin da bambino il padre Luigi nelle sue tournée per la Sicilia, partecipando sia alla costruzione dei pupi sia alla messinscena degli spettacoli.

Un figlio d’arte, con alle spalle oltre un secolo di teatro di famiglia.

Originari di Trapani, i Canino si trasferiscono a Palermo nel Settecento con l’avo che porta il nome del padre di Guglielmo, Luigi Canino, apprezzato sarto dell’aristocrazia dell’epoca. Nel capoluogo, agli inizi dell’Ottocento nasce Alberto, conosciuto come Don Liberto, che diventerà il capostipite della tradizione pupara della famiglia Canino.

Guglielmo viene proprio da lì.

Dopo l’interruzione per il servizio militare del 1939, riprende la propria attività in un nuovo teatro che apre in via San Cataldo. Un luogo che considera favorevole. Dirà a Mimmo Cuticchio, noto puparo palermitano: “Si facevano affari d’oro perché mentre alla Marina venivano soltanto i pescatori, qui si aggiungevano i contadini che arrivavano dall’alto, da San Michele, e i benestanti che vivevano nel centro del paese”.

Il costo del biglietto è di 40 centesimi e riesce a riempire il teatro tutte le sere. La domenica, per accontentare le richieste, fa tre turni: mattina, pomeriggio e sera.

Nel corso degli anni cambia sede più volte. Si trasferisce in corso Vittorio Emanuele, nel Palazzo Tagliavia di San Giacomo; poi in cortile Palmi; infine in piazzetta Purgatorio. Per diversi anni è un’attrazione. Poi irrompono il cinema e la televisione e rivoluzionano le abitudini degli spettatori. Da qui la profonda crisi dell’Opera dei Pupi.

Il pubblico preferisce altri intrattenimenti: “Nel mio locale venivano solo vecchi e bambini”, dirà sconsolato a Mimmo Cuticchio.

Negli anni Cinquanta, deluso, Guglielmo Canino cede a malincuore alla proposta di un italo-americano e vende tutto il suo teatro per 500 dollari: “In un momento di bisogno mi convinsi e gli vendetti il ‘mestiere’”.

Non è un buon affare. Cede un patrimonio che forse non ha neanche un prezzo: sessantacinque pupi armati di ottima fattura, un centinaio di pupi in paggio, ovvero senza armatura (donne, vecchi, contadini, pescatori, soldati, personaggi per le farse, diavoli ecc.), venti animali intagliati nel legno, un centinaio di teste di ricambio, oltre a numerose scene e cartelloni dipinti. Vengono spediti dentro grosse casse a un museo in America. Anche il fratello Gaspare deve vendere tutto, “fortunatamente a un museo delle marionette di Palermo”.

Con quella vendita, si chiude la stagione dell’Opera dei Pupi a Sciacca. Nel raccogliere il racconto della sua vita, e nel pubblicarlo sul giornale “L’Ora”, Mimmo Cuticchio esprime il suo sentimento: “I suoi occhi avevano guizzi di gioia, ma anche di dolore e di rammarico soprattutto perché nessuno dei suoi figli ha voluto continuare il suo mestiere”.

Guglielmo Canino muore nell’estate del 1984 e viene sepolto nel cimitero di quella che è ormai diventata la sua città: Sciacca.

La tradizione della storica famiglia Canino viene ripresa negli anni Novanta del Novecento ad Alcamo, dal pronipote Salvatore Oliveri, figlio di Maria Concetta Canino, figlia del fratello Gaspare.

In onore e in memoria di Guglielmo Canino, il 26 settembre 2026 è stato promosso uno spettacolo della compagnia “Gaspare Canino” di Alcamo con oprante proprio chi ha ripreso con passione la storia della famiglia: Salvatore Oliveri. Una messinscena in corso Vittorio Emanuele, davanti alla sede del Circolo l’Unione che ha come presidente Guglielmo Canino, nipote dell’ultimo puparo di Sciacca e promotore dell’evento.

Raimondo Moncada

 

FONTI

Guglielmo Canino, nipote dell’ultimo puparo saccense

Mimmo Cuticchio, racconto del suo ultimo incontro sul giornale “l’Ora” dell’8 luglio 1984

Pannelli esposti davanti la sede del Circolo l’Unione in occasione dello spettacolo del 26 settembre 2026 della compagnia “Gaspare Canino” di Alcamo con oprante Salvatore Oliveri

 
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