Il Castello Perollo

La città di Sciacca ebbe due castelli medievali. Il più antico è quello costruito dai normanni nel XI secolo e perciò detto “Castello Vecchio” o “Castelvecchio”. È oggi noto anche come “Perollo” dal nome della famiglia che lo possedette fino alla sua distruzione, e – come scrive lo storico Ignazio Scaturro – come “Rocca” o “Castello Regio” perché a lungo abitato da rappresentanti della regia autorità.
A duecento metri, più in alto, venne eretto il Castello Nuovo, detto dei Luna.
Il Castello Vecchio fu eretto dal Gran Conte Ruggero dopo la conquista dell’intera Sicilia avvenuta nel 1091. Passò quindi alla figlia Giuditta (o Giulietta) che qui tenne la sua corte dopo aver ricevuto in dono la città dal padre. In seguito è divenuto dimora della nobile e potente famiglia dei Perollo.
Della reggia sono sopravvissuti soltanto dei resti, quelli rimasti dalla devastazione operata dal conte di Caltabellotta Sigismondo Luna nel luglio del 1529 durante quello che è passato alla storia come il Caso di Sciacca. Alla devastazione si aggiunsero i danni dei terremoti del 1727 e del 1740.
Il Castelvecchio si raggiunge da via Licata, salendo per quella che oggi si chiama Via Perollo, fino al cortile Crocifissello dove si aprono due portali: quello che immette in cortile Chiodi è sormontato da uno stemma marmoreo della casata dei Perollo.

Il castello occupava l’area dei cortili Chiodi, Rizza e Carini per estendersi tra Porta Bagni, il Monastero di Santa Caterina e Porta San Pietro. Secondo il Savasta, autore nel Settecento Il famoso caso di Sciacca, nel castello ai tempi di Giacomo Perollo, protagonista del caso di Sciacca del 1529, “si tenevano da 200 soldati di presidio, con nove pezzi d’artiglieria, con smirigli, granati di fuoco, moschetti, alabarde, spade, ed ogn’altro attrezzo militare, necessario ad una Fortezza, senza veruna dipendenza, o soggezione alli Reggj Capitani d’Armi”.
Il castello aveva tre ingressi. La porta principale, chiamata del Cotogno, si apriva a sud-ovest, vicina a Porta Bagni. Un’altra era prossima alla chiesa del castello dedicata a San Pietro, poco distante dalla piazza di Porta San Pietro. La terza si apriva a oriente e si trovava fuori dalle mura della città. Il Savasta parla pure di una porta segreta “che apriva il varco fuori le mura della Città”. Lo storico Ciaccio riferisce di sotterranei da cui all’occorrenza si poteva evadere dal castello. Un camminamento avrebbe avuto come sbocco il monastero delle Giummare.
Raimondo Moncada
FONTI
Ignazio Scaturro, Storia della città di Sciacca
Francesco Savasta, Il famoso caso di Sciacca
Salvatore Cantone, Sciacca Terme
Pellegrino Mortillaro, Guida ai Monumenti di Sciacca
Ultimo aggiornamento
30 Ottobre 2026, 10:41
Comune di Sciacca